Schegge di Lola
sabato 21 novembre 2009
White Christmas
Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà. Gli ebrei devono portare la stella di David; gli ebrei devono consegnare le biciclette; gli ebrei non possono prendere il tram; gli ebrei non possono andare in auto, neanche di privati; gli ebrei possono fare la spesa solo tra le 15 e le 17; gli ebrei possono andare solo da parrucchieri ebrei; gli ebrei non possono uscire per strada dalle 20 alle 6 di mattina; gli ebrei non possono frequentare teatri, cinema e altri luoghi di divertimento; gli ebrei non possono andare in piscina né sui campi da tennis e di hockey né in altro tipo di campi sportivi; gli ebrei non possono andare in barca; gli ebrei non possono praticare nessuno sport all’aperto; gli ebrei non possono trattenersi nel proprio giardino né in quello di conoscenti dopo le otto di sera; gli ebrei non possono andare a casa dei non ebrei; gli ebrei devono frequentare scuole ebraiche, e così via


Non so a voi, ma a me quest'operazione del Comune di Coccaglio ricorda sinistramente Anna Frank.
Mi immagino questi vigili urbani, promossi sul campo SS d'onore, bussare alle case degli extracomunitari, intimare la consegna di fogli di carta, guardarli, parlare loro in questa nostra lingua burocratica incomprensibile, e poi tirarli fuori dalle loro abitazioni, scaraventandoli a forza per strada assieme a tutti i loro beni: fuori da questo paese, fuori da questo Paese, delinquenti.
Immagino oscuri Retrocasa organizzati da regolari resistenti per nascondere i compagni sans papielli. Senegalesi stipati negli sgabuzzini come un tempo i loro progenitori sulle navi dei mercanti di uomini Americani.

Lo so, è uno scenario apocalittico, una vera esagerazione. Certo i pacati vigili urbani delle nostre città non sono adatti ad assumere le vesti feroci dei nazisti. E nessuno di loro si metterà a tirare la gente fuori di casa e sbatterla per terra per poi picchiarla a morte, non sono mica guardie carcerarie, e gli extracomunitari son belli grossi, mica tossici di trentanove chili.

Eppure anche in Olanda, settant'anni fa o giù di lì, non stavano mica ammazzando la gente. Si trattava solo di tener lontani gli Ebrei dalle persone civili, impedire che frequentassero le stesse scuole (chissà se anche loro avevano problemi di lingua come i figli degli immigrati in Italia...), gli stessi luoghi pubblici; cose che in America per i "negri" erano del tutto normali.

I have a dream... I'm dreaming for a White Christmas.

Ciascuno ha i sogni che si merita.

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domenica 15 novembre 2009
Le condizioni della vita moderna – meno stabile, più incerta di prima – aumentano i pesi del matrimonio per l'uomo; i benefici invece sono diminuiti perché può provvedere facilmente da solo al suo mantenimento e, in genere, soddisfare i bisogni sessuali. Certamente il matrimonio comporta comodità materiali (“si mangia meglio in casa propria che al ristorante”) - comodità erotiche – (“è come avere il bordello in casa”) - libera l'individuo dalla solitudine...


Simone de Beauvoir scriveva queste parole nel 1949; ma il tempo passato non ha cambiato molto la situazione. Il matrimonio resta, per l'uomo, una gran rottura di palle. È questo il motivo per cui la modernissima chicken-lit pullula ancora di donne desiderose di convogliare a nozze, e di uomini che ne farebbero volentieri a meno.
Perché un uomo dovrebbe sposarsi? Per i motivi di cui sopra, che cominciavano a venir meno già sessant'anni fa, e oggi praticamente non sussistono.
Perché una donna dovrebbe sposarsi? Per tanti motivi. Oggi. Perché per quanto possa impegnarsi professionalmente, le probabilità di incontrare un uomo che guadagni più di lei e possa garantirle una posizione migliore con il matrimonio sono ancora estremamente alte. Il Complesso di Cenerentola è un libro molto interessante, scritto nel 1982 dalla psicoterapeuta Colette Dowling, che affronta “la sottile paura delle donne di essere indipendenti”. Paura morbosa e sotterranea che spingerebbe le donne a cercare un uomo più ricco che possa consentir loro di rinunciare alla carriera , se ne hanno una, o quanto meno di lasciarla in secondo piano. Retaggio di millenni di sottomissione, il Cinderella Complex è un buon motivo per scegliere il matrimonio. Ma non l'unico.
L'imperativo figli è un altro. Imperativo, anche se oggi la funzione di matrice attribuita all'essere femminile è ipocritamente negata, nei fatti resta l'elemento qualificante della femminilità. Si può facilmente obiettare che non è necessario il matrimonio per avere figli. È vero. Ma in Italia un figlio nato fuori dal matrimonio, per quanto riconosciuto, non è equiparato giuridicamente non solo ad uno nato all'interno del matrimonio, ma neanche a un nascituro. Se non per sé, per la propria prole una donna (e spesso anche un uomo, e questo è forse l'unico motivo razionale che spinga l'uomo italiano al matrimonio) desidera il matrimonio.
Poi, ovviamente, ci sono le motivazioni d'ordine sociale. Preferirei non esistessero; sarebbe tanto bello se ognuno vivesse la propria vita per se stesso nel rispetto degli altri senza sentire di avere qualcosa da dimostrare, a questi altri. Ma ci sono. La mamma che ti sogna con l'abito bianco ( e lui con la fede al dito). Le tue amiche che si sono già tutte (pfff...) sposate e tu sei rimasta l'unica che non sa decidersi (parlo sempre di coppie già formate; la scelta della single è un altro argomento) o che non sa far decidere lui. I matrimoni delle tue amiche che sono stati tutti meravigliosi anche se a dire il vero in ognuno di essi c'era qualcosa che non andava proprio tipo al matrimonio di Pinuccia con la Ford T che ci sono volute due ore per arrivare al ristorante o la festa di Rosa che senza il buffet di dolci non è un vero matrimonio o la cerimonia di Marianna in chiesa con la madre dello sposo che le è squillato il cellulare mentre si scambiavano gli anelli. I colleghi di lavoro che continuano a chiederti: e allora, quando vi decidete? I conoscenti che dopo i primi due minuti di conversazione finiscono sempre invariabilmente per chiederti: ma lei è sposata? (Ve lo immaginate un dialogo tra due uomini che stanno per caso facendo insieme la fila alle poste e uno chiede all'altro se è sposato? Ci si interrogherebbe sulle sue tendenze sessuali... invece chiederlo ad una donna è considerata una cosa normale, quasi doverosa, nonostante il disuso dell'odioso termine “signorina”...brrr...).
Insomma, di riffe o di raffe, oggi come nel 1949 una donna deve sposarsi; anche se per lei sempre di più come per l'uomo il matrimonio è ormai solo una rottura di scatole. Ma che ci volete fare?
Se una è fortunata, trova un uomo che ama e la ama, e deve solo riuscire a convincere lui, e forse viene fuori pure il mellone rosso, come diceva Carosone. Se invece le va di sfiga, arrivata ad una certa età riesce a trovare uno di quei rari individui di sesso maschile per i quali il matrimonio è ancora un traguardo importante nella vita. Si tratta in genere di esseri tristi e pesanti (soprattutto la seconda), che si sono trascinati per altrettanto tristi storie in cerca della donna perfetta finché non sono diventati disposti a tutto. L'unione di due solitudini, diceva un tale, crea una solitudine più grande, ma socialmente più accettabile, aggiungo io.
Ma forse questi son gli unici matrimoni destinati a durare. Il matrimonio è un istituto tautologico che trova in se stesso la propria ragione di esistere. Se non esistesse, non ci sarebbe nessun motivo per inventarlo. Quindi quale matrimonio è migliore di quello di due persone che si sposano non perché si amano, non per metter su famiglia, ma solo per sposarsi?

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sabato 24 ottobre 2009
Riflessioni sgangherate sulla crisi
La crisi non è finita. Anzi, sta cominciando adesso.
Piantiamola di ascoltare le bufale del Premier e guardiamo il mondo in faccia. Se stiamo continuando a sopravvivere, se tanta gente ancora riesce a mettere insieme il pranzo e la cena, se sembra (ma a me non sembra) che il nostro Paese stia reagendo meglio degli altri (addirittura meglio della Gran Bretagna, che pare sull'orlo dell'abisso) è solo perché abbiamo una quantità di Nero che farebbe impressione a qualsiasi altro Paese del Primo Mondo.
I nostri governanti lo sanno bene, ed è per questo che hanno organizzato la più grande sanatoria mai vista chiamandola Scudo Fiscale: il 5% su tutto il sommerso è una cifra enorme. Salverà le Banche dalla crisi di liquidità assai meglio dei Tremonti Bond che pretendevano di vendere denaro alle Banche al 7-8%... e a quanto dovrebbero rivenderlo, quel denaro, le Banche, per coprire i costi nonché l'assunzione del rischio di credito connessa? Tenendo presente che l'Euribor 6 mesi è ormai all'1,3%... e che se avete un conto con tasso debitore indicizzato all'euribor (invece che il classico tasso fisso adeguato al massimo consentito dalle leggi antiusura) probabilmente non pagate il 7-8% alla Banca...
Immaginate invece questi capitali che rientrano dall'estero (o dal materasso di casa, o dalla cassaforte del dentista...): milioni di euro che le Banche potranno mettere nei loro prodotti più "succulenti": polizze index linked, unit linked, prodotti strutturati, fondi comuni di investimento, tutti quei prodotti da cui da un anno a questa parte i piccoli risparmiatori si tengono ben lontani (preferendo rimetterci investendo nei BOT...).
Insomma, altro che industria manifatturiera e Paese virtuoso: il nostro stesso peccato ci salverà?
Salverà le Banche, di sicuro. Ma dato che a dispetto della crisi i parametri di Basilea 2 sono vivi e vegeti e si teme che Basilea 3 cambierà tutto per non cambiare niente, dubito che la salvezza delle Banche significherà salvezza anche per le piccole imprese che oggi si vedono negato l'accesso al credito. E allora? E allora, probabilmente, finirà come sta finendo negli altri Paesi europei: che i soldi si fermeranno lì. Per molto tempo. In economia sembra che nessuno impari mai la lezione dal passato. La Banca Mista è costata cara ai Paesi Europei all'inizio del secolo, sta costando cara adesso. La reazione è stata, settant'anni fa, di proibirla. Adesso, per quanto lo Stato cerchi invece di incentivarla, le Banche si stanno tirando indietro. Ma senza erogare il credito, con questi tassi, non potranno sopravvivere a lungo.

Intanto la gente chiude i conti, perché non ha più stipendi da canalizzare. Disinveste, perché deve fare fronte alle spese quotidiane, dato che la cassa integrazione non basta. E compra sempre meno beni di consumo e sempre più gratta e vinci. Ecco, quello è un settore in forte crescita. Anche con la crisi, il Banco vince. Sempre.

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mercoledì 21 ottobre 2009
Non solo Rai Tre
Fino a due anni fa non guardavo praticamente mai la televisione. Non per snobismo mediatico: semplicemente, i due televisori della casa dei Parens erano sempre irrimediabilmente occupati uno dal Cancelliere (programmi preferiti: blockbuster americani, film tv fantasy, film di Bud Spencer e Terence Hill) e la Priora (programmi preferiti: Chi l'ha visto, il Giallodelsabatosulsecondo, le fiction , non perché sia una “sognante” come direbbe Silvia Motta, ma solo perché le conciliano il sonno...).
Da quando vivo da sola invece, complice la ben nota attitudine pantofolaia del Rude Brianzolo(sua, eh), ho riscoperto la tv generalista. L'anno scorso è stato l'anno di X Factor: sapevamo già, io e il Rude, che Noemi avrebbe avuto successo, e abbiamo tenuto per lei fino alla fine. Quest'anno X Factor si è ammosciato e ripiegato interamente sullo stucchevole carisma del pirata Morgan, con le due carrampane a fargli da spalla, e io ho scoperto una cosa nuova: La Sette.
Il lunedì c'è Gad Lerner, il mercoledì quella gran figa della D'Amico che da quando è incinta è ingrassata e sembra persino umana, il venerdì c'è Antonello Piroso detto il Magnifico (piccolo di statura ma di grande forza, limitato nei propositi e largo di vedute, e chi capisce la citazione vince una scheggia di Lola).
A guardare dei programmi così ben fatti, equilibrati ed intelligenti viene da chiedersi se si tratta veramente di televisione italiana. Il guaio è che così praticamente non esiste una giornata libera da trasmissioni di giornalismo. Resta giusto il sabato, perché il martedì c'è Ballarò e il giovedì AnnoZero, baluardo tenuto in piedi per far credere alla gente che in Italia esista la libertà di informazione. (E quanto più si accaniscono contro Santoro, tanto più lampante sarà quanto grande è la libertà di informazione in Italia...)
Così a volte viene voglia di restare a casa anche il venerdì sera, ché c'è il Magnifico.
L'alternativa sarebbe sfidare asma e allergia e andare a ravanare in garage tra i vermi da pesca del Cancelliere e le sciarpe di piume della Doroty e scovare il vecchio videoregistratore... ma le vendno ancora le videocassette vergini, o la categoria definita dall'aggettivo è ormai totalmente estinta?

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posted by Lola Bi at 12.43 | Permalink | 3 comments
sabato 17 ottobre 2009
il Bombarolo
...di me non farà mai un Cavaliere del Lavoro, io son d'un'altra razza, son bombarolo!


Sono solidale con il povero Matteo Mezzadri. Diciamocelo: su facebook si scrivono un sacco di stronzate. Sempre meno, però, e meno grosse di quelle che spara dal pulpito il caro Presidente Cavaliere del Lavoro.
Perché quindi farlo dimettere? Il buon Matteo stava solo esercitandosi per un futuro da eletto dal popolo e sedicente messia politico.

Ma la colpa è sua: aveva tra gli amici di Facebook un consigliere del Pdl.
Ora, se è vero come diceva Asimov che la violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci, e il desiderio di ficcare una pallottola in testa a qualcuno è sempre motivato dall'incapacità di tenergli testa (cosa che però ai consiglieri del Pdl non è così chiara: loro sono abituati a sentir Bossi parlare di fucili e credono che minacciare la violenza significhi avercelo duro), è altrettanto vero che dagli amici dovrebbe guardarmi Dio, visto che dai nemici mi guardo io... ma può un nemico politico essere amico Facebookkiano??? Aiutati, che Dio t'aiuta, e guardati da confondere amici e nemici...

In questo, purtroppo. il ragazzo è in buona compagnia: si ricordano viscide strette di mano tra Veltroni e Berlusconi, quelle che hanno dato nascita all'inquietante fenomeno del Veltrusconismo.

Comunque, dimissioni sbagliate, che servono a dar ragione a chi urla che il Re è nudo anche quando indossa mutande e calzini, ancorché turchesi. Giustamente Bersani ad AnnoZero cercava di minimizzare, dicendo Macché dirigente. Ma l'autogol delle dimissioni è stato così clamoroso che è bastato a Klaus Sallusti Kinski ricordare che ci si dimette quando c'è di mezzo una carica per tacitare il buon Bersani.

Del resto a che serve minimizzare quando le dichiarazioni del segretario provinciale Modenese sono di questo tenore: "Ogni forma di violenza, anche verbale, è inaccettabile. L'età (22 anni, nota bene) e l'inesperienza non possono in alcun modo giustificare gesti di tale gravità"? Torniamo al buon detto, dagli Amici (ché ormai Compagni non si può più dire) mi guardi Dio...
Ma dal Tafazzismo del PD, chi ci guarderà mai???

Io son d'un altro avviso...


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mercoledì 7 ottobre 2009

Una pura coscienza non teme cento avvocati.



 
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giovedì 1 ottobre 2009
Foto ricordo

Definire la mia città Matrimoniopoli non sarebbe azzardato. Credo che in poche zone del mondo si tocchino vertici di cotanta raffinatezza nella gestione del pre, post e durante cerimonia. Prima di tacciarmi di provincialismo, lasciatemi dire che in nessun altra città ho mai visto manifesti di tre metri per due con le foto degli sposi sulla statale, nécartelloni mobili (quelli, per intenderci, che durante il periodo elettorale dovrebbero girare per la città e che invece ritrovi sempre tra i piedi parcheggiati dentro la circoscrizione del candidato che pubblicizzano) con i volti dei due promessi.

Le bomboniere ormai sono solo firmate Versace o Cavalli, o al minimo Enrico Coveri. Le confettate da sole sfamerebbero un esercito di ragazzini del terzo mondo. Una volta c'era lo zio che ti prestava la macchina nuova per andare in chiesa e poi al ristorante; adesso, nella vetrina di un macellaio specializzato in carne equina, c'è un cartello che dice: si fittano carrozze a sei cavalli.

Ancora resiste la tradizione del corteo della sposa da casa alla Chiesa; proprio ieri c'era un matrimonio nel mio condominio, con il portone bardato a festa. Guardando i fiocchi di tulle legati al corrimano di legno tarlato, e il tappeto rosso steso sul pavimento in cemento e mattoni spezzati, mi sono detta: “Possibile che nessuno ha ancora pensato di fittare anche lussuosi androni signorili per far uscire la sposa?”

Comunque, in tutto questo spreco di quattrini e risorse, è andato perduto uno dei pochi oggetti di culto del matrimonio che veramente valeva la pena di conservare: la foto con gli sposi.

Quand'ero bambina, uno dei divertimenti era ravanare nel cassetto delle foto di casa per trovare tutte le foto dei matrimoni di amici e parenti, con i miei genitori vestiti a festa: in una papà aveva i basettoni anni settanta, in un altra mamma la permanente anni ottanta, in un altra ancora era incinta, là aveva il vestito che io avrei indossato a Carnevale...

Adesso questo rito è scomparso. L'ultimo matrimonio di cui conservo gelosamente la foto con gli sposi è del 2002. Perché? Colpa dei fotografi? Credo di no.  Con la crisi che li ha investiti (e in molti casi spazzati via) negli ultimi anni, dubito che lesinino sul lavoro.  

Secondo me, è che non si è più disposti a dividere con gli altri il proprio protagonismo. Lo sfoggio è a senso unico.

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posted by Lola Bi at 9.13 | Permalink | 4 comments